Prima di lasciarvi al meritato riposo del weekend, vi regaliamo tre preziose anticipazioni.
La prima riguarda i Battles: eravamo tutti preoccupati per le loro sorti dopo la dipartita di Tyondai Braxton, ma la band è pronta per il nuovo disco. Gloss Drop esce per la Warp in giugno e il singolo “Ice Scream” è la prima anticipazione dell’album. Alla voce Matias Aguayo, che di certo conosce bene gli Animal Collective. Staremo a vedere.
Disco in vista anche per gli Explosions in the Sky: tra un mese circa uscirà Take Care, Take Care, Take Care, sesto album in studio per i texani. “Trembling Hands” ha una durata decisamente inferiore alla media dei loro brani e ci regala ottime speranze per ciò che verrà dalla band.
Terzo e ultimo pezzo, “Caffeinated Consciousness”, che sarà la canzone di chiusura di Nine Types of Light, l’album che i TV on the Radio dovrebbero fare uscire a metà aprile. In questo caso, anche dopo l’ascolto di “Will Do”, un’altra anticipazione del disco, siamo un po’ confusi. Dove vogliono andare a parare i TVOTR? Lo sapremo solo vivendo.
Si è chiusa da pochi giorni l’edizione 2011 di BilBolBul, il festival di fumetti che da anni è diventato un punto di riferimento assoluto per gli appassionati di comics nel nostro Paese.
Dopo avere parlato di Alessandro Baronciani, oggi vi presentiamo una vecchia conoscenza di Maps: abbiamo infatti già ospitato nei nostri studi, tempo fa, Giacomo Nanni. Il fumettista è intervenuto all’edizione 2011 del festival per coordinare un laboratorio per bambini. Ci siamo fatti spiegare direttamente da lui che cosa erano le sue intenzioni e, ovviamente, l’abbiamo coinvolto nel tema del giorno e altre mille amenità!
Si è chiusa da pochi giorni l’edizione 2011 di BilBolBul, il festival di fumetti che da anni è diventato un punto di riferimento assoluto per gli appassionati di comics nel nostro Paese.
Anche a Maps ci siamo occupati del festival, parlando innanzitutto con Alessandro Baronciani che, come sapete, non si occupa solo di fumetti, ma anche di musica con i suoi Altro. E in qualche modo con lui abbiamo parlato di entrambe le discipline, grazie a un libro Tiamotti, edito da Arcana, a cui Alessandro ha partecipato: presentato anche in occasione del festival, si tratta di una raccolta di racconti brevi a fumetti ispirati a canzoni del pop italiano.
L’inizio della chiacchierata che trovate qua sotto, però, è dedicato a un altro volume di Alessandro, Le ragazze dello studio di Munari, edito da Black Velvet: un volume ricco e che sta avendo successo. Anche questo ha avuto la sua presentazione al festival bolognese, con una modalità molto particolare, come lo stesso Alessandro ci ha raccontato.
Denise arriva da noi con un folto gruppo di suonatori. Dalla sua passione per l’archeologia l’intervista degenera fino a parlare di Templari e del caro Giacobbo. Per fortuna che in pochi minuti tutto si placa…
Abbiamo parlato della situazione musicale salernitana, che a quanto pare è più movimentata di quella milanese; e ovviamente sentito racconti di giovini cantanti in erba, come la nostra protagonista di oggi, che devono, fra le altre cose, addomesticare la propria band.
Reggio Emilia e dintorni, primi anni ’80. La provincia, la fine dei sogni degli anni ’70, il cosiddetto “riflusso”, i comunisti che diventano socialisti, i resti del punk. Da tutto questo nasce un gruppo fondamentale per la musica italiana, i CCCP – Fedeli alla linea.
I primi anni della band sono ripercorsi in un bel libro edito da Shake: grazie alle immagini (eccezionali) e ai ricordi di Umberto Negri, bassista e membro fondatore del gruppo, rimasto con Ferretti e Zamboni fino al 1985, anno in cui i CCCP firmarono con la Virgin, dopo il successo del primo disco.
Proprio di Io e i CCCP abbiamo parlato con Umberto, al telefono. E, insieme alla lunga chiacchierata, uno dei brani più famosi e, a quanto scritto sul libro, anche più tipici del periodo, “Live in Punkow”.
E’ passato un po’ di tempo da quando io e Fra abbiamo avuto l’onere o l’onore, dipende molto da quanto riuscite ad intravvedere dalla video-intervista, nell’avere a che fare con “sir” Mark Stewart, frontman prima di The Pop Group, poi del suo attuale gruppo, i Maffia, e tornato nel vecchio abito da cerimonia per celebrare i fasti che furono, chiaramente sul palco: quello del Locomotiv Club.
Bruce Springsteen, Slits, Autonomia, LCD Soundsystem, Lee Perry, King Tubby, Denise Bovelle, Adrian Sherwood: questi sono solo alcuni dei mostri sacri di cui Mark Stewart ci parla e con molti dei quali ha lavorato.
Ah, era pure a Bologna negli anni ‘70, e di quel periodo ha ricordi un po’ confusi… E’ sicuro solo di alcuni nomi, quali Radio Alice e Red Ronnie.
Questa sera all’Estragon fa tappa il tour invernale di Le luci della centrale elettrica. L’ultimo disco, Per ora la chiameremo felicità, viene portato in giro nei club dopo qualche data teatrale.
Abbiamo sentito Vasco Brondi, che ci ha raccontato tutto del disco, di cui non avevamo ancora parlato insieme, del live e di come ha preso le critiche (talvolta negative) al suo secondo album. E in più vi regaliamo una traccia del disco.
Martedì pomeriggio abbiamo avuto in diretta telefonica uno dei quattro baronetti che formano i The Vickers. I The Vickers sono una band di Firenze giunta con Fine For Now alla terza uscita discografica per Foolica Records, etichetta attenta a scovare con fiuto, produrre sapientemente ed esportare anche all’estero giovani band italiane.
Incuriositi dalla cover del nuovo disco abbiamo chiesto al nostro ospite quale fosse la storia dietro quella foto in copertina così spiccatamente british e in linea con l’immaginario sonoro del gruppo. Da lì, le parole di Andrea sono rimaste nella Terra d’Albione con il racconto del live che hanno tenuto allo storico Cavern Club di Liverpool. Per chiudere, spazio al disco con il singolo “Baby G” che potete ascoltare qui sotto.
Lo giurano sul catodo. Sono uomini col televisore al posto della testa. Il nostro Locane non era pazzo, come potete vedere da soli dai video proposti qui sotto dalla celeberrima Less tv.
Fabbricati in quel di Cagliari e provenienti dal poco lontano 2015, i Katsudoji non portano tante buone notizie. Nonostante ciò, noi li ospitiamo e gli facciamo suonare in un’atmosfera un po’ teutonica, un po’ Devo, un po’ Residents, un po’ non lo sappiamo neanche noi. Il duo dice di stare molto attento alla performance live e alle luci da disco. Si raccomandano: solo quelle che al buio mostrano la forfora sulle spalle.
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