E finalmente la band-di-cui-tutti-parlano arriva a Maps. Due date al Covo, entrambe sold-out, confermano che il successo de I Cani è qualcosa di concreto. Noi abbiamo voluto parlare a fondo del disco, della musica e delle parole dell’esordio uscito per 42 Records, sia in radio che fuori dalla radio (grazie alle camere di Less Tv). Ma, com’è ovvio, non ci siamo limitati solo a quello: l’onda del successo, seppur di nicchia, ha travolto Nicolò come uno tsunami e, quindi, abbiamo anche voluto avere il suo punto di vista più personale – oltre che sui temi trattati e le spesso inutili polemiche che sono derivate dai testi – anche su cos’è stata la storia di queste canzoni e questa band.
La chiacchierata con Niccolò inizia proprio così, come ogni storia che si rispetti: dall’inizio de I Cani. Insieme all’intervista c’è anche per voi una traccia del disco, scelta personalmente dal musicista, che ci spiega anche il perché di questa “preferenza”.
Giovedì scorso ha fatto tappa al Bravo Caffè una delle voci più belle e importanti nella musica degli ultimi quindici anni: Martina Topley-Bird, che ha debuttato in un disco minore come il primo album di Tricky, Maxinquaye e che, successivamente, ha collaborato con Gorillaz e Massive Attack, partecipando anche ad alcune tracce dell’ultimo Heligoland.
Ma Martina non è solo un’ospite di eccezione in dischi di altri musicisti: ha anche una sua carriera solista il cui ultimo capitolo, l’album Some Place Simple del 2010, è legato a gente come Damon Albarn e Mike Patton. Giovedì abbiamo parlato di questo, ma anche delle origini del trip hop e del rapporto con la musica che ascoltano… i vicini di casa di Martina. Premete play e godetevi anche “Phoenix”, una traccia dall’ultimo album.
Ogni volta che Simon Reynolds fa uscire un nuovo saggio, desta scalpore: le brillanti intuizioni del giornalista musicale britannico, da un paio di anni di stanza a Los Angeles, danno spesso il “la” ad accese discussioni, fanno scoprire e riscoprire band o periodi della storia della musica dimenticati o sottovalutati.
Nel caso di Retromania, però, uscito da poco per ISBN Edizioni, le critiche sono state molte e accese: la tesi al centro del libro (riassumendo: il rock/pop degli ultimi anni riprende, rivisita e rilegge il passato, più che tentare qualsiasi tipo di innovazione) ha suscitato molte polemiche, aumentando al tempo stesso ancora di più il “culto” intorno all’autore.
Come già era accaduto altre volte, Maps ha chiacchierato con Reynolds proprio di Retromania: l’intervista (che qui trovate anche in versione originale) verrà trasmessa oggi pomeriggio e voi potrete vincere una copia del libro. Come? Ascoltateci, dalle 1535!
Questa sera arriva a Bologna il Ketchup Suicide Tour dei Linea 77: una carriera, quella della band torinese, che inizia nei primi anni ’90 e arriva fino ad oggi, con momenti esaltanti quali la partecipazione al festival di Reading, in Inghilterra. E proprio là, Oltremanica, i Linea 77 hanno registrato il loro secondo disco, uscito giusto giusto dieci anni fa, con il quale (perdonateci il tecnicismo) hanno fatto “il botto”.
Un paio di giorni fa abbiamo parlato con Nitto al telefono, in diretta da una grigia Torino, che ci ha raccontato un sacco di cose: dai motivi che hanno portato la band a rifare dal vivo uno dei loro album più famosi, a quel 2001 che è stato un anno di svolta per la band (e per il mondo intero), fino al rapporto che i Linea 77 hanno avuto e hanno tuttora con le tecnologie digitali applicate alla produzione e alla distribuzione musicale. E poi dischi dell’isola deserta e la partecipazione a un tema del giorno “pop”!
Il disco di cui vi parliamo oggi è uscito diversi mesi fa, ma solo l’altroieri abbiamo fatto due chiacchiere con una delle menti dietro a Better Mistakes, Andrea Bruschi che, insieme a Simone Maggi e Claudia Natili, forma i Marti.
Provate ora a sentire, prima dell’intervista, la traccia che vi proponiamo, “In Flagrante Delicto”, scelta dallo stesso Andrea: un pop orchestrale sontuoso, da film. Non è un caso che il sottotitolo del disco sia An 11 songs cinematic affair, perché il cinema e il suo immaginario è uno dei motori del disco, che si dipana tra atmosfere da grande orchestra e momenti più sussurrati, peccando – forse – solo per lunghezza.
Insomma, ascoltate tutto: poi i commenti sono là per quello.
Quando era venuto da noi, nel maggio 2010, Vincenzo Fasano aveva fatto uscire da poco un ep in digitale, La sindrome di Stoccolma, che ci aveva decisamente incuriosito. Da poco Fasano è tornato con un album, intitolato Il sangue, che per certi versi è il suo primo lavoro compiuto. Rimane, nelle tracce che lo compongono, la rivistazione della forma canzone di cui vi avevamo già parlato mesi fa, ma in più, questa volta, c’è lo spazio di un disco intero.
E Vincenzo, lo spazio, se lo prende tutto, anche per parlare – come ci dice nell’intervista qua sotto – della violenza che pare dominare qualsiasi cosa oggidì: ecco spiegato il “sangue” del titolo. Ma non vogliamo rivelarvi nulla di più. Ascoltate la chiaccherata “on the road” che abbiamo fatto con il musicista (e ascoltate anche un estratto da Il sangue).
I Soviet Soviet sono stati, insieme ai Welcome Back Sailors, la band che ha suonato al Covo venerdì scorso, per la festa di Maps (e approfittiamo di questo spazio per dire “grazie” a tutti quelli che sono venuti a suonare, ballare, salutare, organizzare: è stato bellissimo, semplicemente). Quello stesso pomeriggio abbiamo sentito al telefono Andrea, uno dei membri della band che ha appena fatto uscire Summer, Jesus per la Tannen Records.
Abbiamo chiacchierato al telefono della storia della band, che si conferma una realtà molto interessante, più richiesta all’estero che nel nostro Paese dove, però, si sta conquistando il suo pubblico (e nella sera di venerdì abbiamo avuto la conferma del seguito che i Soviet Soviet hanno). Godetevi quindi la chiacchierata e un brano che Andrea ha scelto personalmente dal disco. Presto, grazie a LessTV, vi faremo anche vedere un’intervista filmata poco prima del live, nei camerini del Covo…
Che titolo, eh, amici di Maps? Ma è questa la definizione che qualcuno ha dato dei Welcome Back, Sailors, una delle band protagoniste del party di Maps questa sera al Covo (l’altra, i Soviet Soviet, sarà nostro ospite telefonico nella puntata di oggi). A riportare il virgolettato è stato Alessio che, insieme al suo sodale musicale di lunga data, è tornato a fare la musica che piaceva ai due, formando questa band. Il disco, Yes/Sun, uscito per la WWNBB, è stato salutato favorevolmente da pubblico e critica (e ne avete un assaggio qua sotto).
La piacevole chiacchierata con Alessio ha spaziato dalla musica che la band ha prodotto, al significato di pubblicare in vinile, e si è conclusa con un appello, che noi riportiamo qua: chi limona duro sotto il palco del Covo, stasera, si becca una copia dell’album gratis. Perché è questo che i Welcome Back, Sailors vogliono che scorra tra il pubblico che assiste ai loro live: amore, amore, amore.
In una puntata in cui chiedevamo a voi ascoltatori di scatenarvi contro le forme della cosiddetta “cultura alta” che non avete mai sopportato, Giorgio Canali è la persona giusta da intervistare. Reduce dalla data bolognese di Rojo, il nuovo album uscito per La Tempesta, l’abbiamo raggiunto al telefono ieri nella sua casa di Ferrara.
Siamo partiti dal tema del giorno, passando poi a esaminare il processo creativo che sta dietro al disco: molta improvvisazione in studio e delle parole che non volevano proprio venire fuori, fino a che Giorgio non è letteralmente scoppiato. Come al solito, per voi l’intervista e un brano dell’album, “Carmagnola #3″, di cui Giorgio ci ha parlato esaustivamente.
E’ proprio nell’abitacolo del band wagon che abbiamo beccato telefonicamente Stephen Lawrie, leader e fondatore dei Telescopes. La storica band shoegaze inglese (che potete apprezzare in una foto di, ehm, qualche anno fa) era appena arrivata allo Zuni bar di Ferrara, dove di lì a poco avrebbe tenuto un rumorosissimo live.
La chiacchierata è stata un piacevole excursus di considerazioni che dal passato, dalle influenze che hanno ispirato i primi dischi del gruppo alla presa di distanza da certi dinosauri del rock inglese, è arrivato fino ad oggi, con l’esperienza al mega festival ATP. Volete sapere anche qual è la “giovane” band preferita di Stephen o i suoi cinque dischi da isola deserta? Ascoltate l’intervista e stupitevi!
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