Sette tracce, ognuna delle quali ha il nome di un corpo celeste appartenente al sistema solare: White Sun, Black Sun inizia con “Sun” (appunto) e finisce con “Saturn”. Gli In Zaire hanno registrato quaranta minuti di musica bellissima e intensa, che può essere catalogata (se proprio si deve) come psichedelica, rock, kraut. Si va da brani ritmati e incalzanti a momenti più distesi e, appunto, cosmici. Potete ascoltare qua sotto tutto l’album: ne vale la pena.
“C’è anche un esplicito riferimento al tema di 1997 fuga da New York di Carpenter”, ci ha detto Stefano Pilia al telefono. Il chitarrista è uno dei quattro membri della band, insieme ai due G.I. Joe e a Claudio Rocchetti. Stefano ci ha raccontato la storia del gruppo, i presupposti di partenza e quella che è l’idea alla base dell’album, il primo per gli In Zaire dopo una serie di pubblicazioni più “sparse”. Oltre alla chiacchierata sul quartetto, il nostro ospite ci ha anche aggiornato sulle sue altre attività, dai Massimo Volume a una comparsata a Glastonbury.
A febbraio è uscito un disco, per Picicca Records, intitolato semplicemente Giuradei: arrivato al quarto disco, Ettore Giuradei ha pensato che non era il caso di firmare solo con il suo nome un lavoro che, da sempre, ha coinvolto anche il fratello Marco. Ecco quindi un nuovo capitolo musicale, ma forse anche familiare, dei due.
I fratelli Giuradei sono stati a Bologna giovedì scorso, per un live al BenTiVoglio Club, in cui hanno presentato (insieme ad altri due musicisti) il nuovo disco sul palco di Salotto Muzika. Prima del concerto, come spesso capita alle band di passaggio in città, i due hanno fatto un live nei nostri studi, chitarra e voce, e abbiamo discusso a lungo del disco. Un album dai toni spesso agrodolci con canzoni che, ci ha detto Ettore, hanno a che fare per la prima volta direttamente con la sua vita. Ma abbiamo anche parlato di suonare la chitarra alle cene, di bottiglie vuote e di fratelli che si vogliono bene.
C’erano una volta Daniel e Eleni: lui tedesco, lei greca, marito e moglie, insieme in una band chiamata come lui, Daniel Benjamin. I due vennero a Maps per uno showcase e per un po’ non ne abbiamo saputo niente, fino a qualche tempo fa, quando nella rassegna di concerti acustici del Bar Modo Infoshop è spuntato un nuovo nome: Sea+Air.
Insomma, i due sono tornati, con un nuovo nome e un disco uscito l’anno scorso (My Heart’s Sick Chords), dopo tantissime date dal vivo, di fronte a platee piccolissime e immense. Potevamo non ospitarli a Maps? E infatti martedì scorso sono arrivati nei nostri studi, portando con loro un altro musicista, il berlinese Allie: con cinque dischi all’attivo e uno appena uscito, abbiamo voluto sentire anche lui. Ecco a voi, quindi, tre canzoni: una di Allie, una cover di Eugene Gene, e un brano che Sea + Air incideranno presto, ma che amano così tanto da averlo fatto sia nella session linkata qua che lunedì.
Segnatevi la data: sabato 23 arriva a Bologna una delle band che ha fatto la storia del punk. Ospiti speciali del Crash e dello Ska festival saranno infatti The Damned, per l’unica data italiana del loro tour. La band britannica ha il primato di avere dato alle stampe quello che è considerato il primo singolo punk made in UK, quel “New Rose” datato 1976.
In occasione del concerto abbiamo avuto al telefono Raymond Burns, meglio noto come Captain Sensible: cofondatore della band sopra citata, poi solista, poi di nuovo con The Damned. Insomma, uno che ha pubblicato 25 album, andando dal culto punk al successo in classifica: un bel personaggio!
Ecco quindi la chiacchierata fatta con Felice e Becks, i Kids a cui vogliamo tanto bene (e che potete sentire in onda ogni sabato pomeriggio su RCdC). La canzone che trovate sotto… l’ha scelta il nostro ospite in persona.
Era il maggio 2009 quando, in occasione dell’edizione di quell’anno di Musica nelle valli, arrivò tra gli altri nei nostri studi un musicista di Bristol, SJ Esau. All’epoca il nostro aveva fatto uscire un paio di dischi e un ep e ci ha regalato una canzone chitarra e voce.
Più di tre anni dopo SJ torna a Bologna per un concerto che si è tenuto al Modo Ovest lunedì della scorsa settimana: cosa è successo nel frattempo? Questa è una delle domande che gli abbiamo fatto all’inizio e siamo stati travolti dalla risposta: tra album compiuti e scartati, album in uscita, album in nuce e video per altre band, il musicista è più che impegnato: ecco perché ancora non c’è una data per il prossimo album.
Non solo! Nel giro di qualche minuto ha montato nei nostri studi pedali, loop station e microfoni per regalarci un live davvero sorprendente: quello che sentirete qua sotto (compreso un inedito) è fatto completamente e solo da lui, in diretta, dal vivo. Proprio come ci piace.
Da qualche settimana in rete si parla di UPM, un acronimo che sta per Unità di Produzione Musicale: di cosa si tratta? Le ipotesi che facciamo nel titolo del post non sono peregrine, anche perché ha parlato con noi al telefono di questo progetto (che al momento è una raccolta di fondi per crearlo) uno degli ideatori dello stesso: Enrico Gabrielli.
Gabrielli, insieme a Sergio Giusti, ha voluto riflettere sulla dimensione industriale dell’intrattenimento oggi e, in particolare, sulla “catena di montaggio” della musica. Per sapere i dettagli, ascoltate l’intervista e guardate il video che spiega cos’è UPM. Il progetto, anche solo “sulla carta”, ha già convinto tanti musicisti, pronti a essere irregimentati in turni di 8 ore, con strumenti, carta da musica e microfoni.
L’abbiamo scoperto (un po’ in ritardo) con il meraviglioso Queen of Denmark. L’abbiamo poi visto due volte, a Bologna, e John Grantci ha conquistato anche dal vivo. Aspettavamo, come tanti, il seguito dell’album suonato con i Midlake (di cui avevamo parlato tempo fa con il musicista): ma quando i primi segnali del nuovo disco sono comparsi, siamo rimasti spiazzati. L’elettronica e John Grant? Eppure la prima traccia di Pale Green Ghosts, la title-track oltretutto, è spiazzante: i beat di Biggi Veira (del collettivo islandese Gus Gus) immergono il disco in un’atmosfera completamente diversa, cupa, pulsante e dura.
Eppure l’album conquista: il livello di scrittura di Grant è elevatissimo e la presenza di alcuni timbri “inediti” non tocca la coerenza dell’autore che racconta, ancora una volta, di se stesso e dell’amore, spesso perduto e fonte di dolore.
Lunedì John Grant era in Italia per la promozione del disco, uscito quel giorno: l’abbiamo chiamato al telefono per saperne di più dell’album, ma anche della nuova fase della vita che il nostro sta affrontando. In attesa della data del 13 aprile a Bologna, l’intervista è qua, per voi: se volete leggerla, la trovate in forma scrittaa questo link.
Come nel caso del precedente I Love You Fortissimo, anche il titolo del nuovo album dei Numero6 è ispirato a una scritta vista sul muro. Una scritta più diffusa della dichiarazione d’amore, più comune soprattutto negli anni passati: maDio c’è non ha a che fare con droga o religione, in questo caso.
Ce l’ha detto Michele Bitossi, che è sceso nei dettagli di ideazione e produzione del disco, qualche giorno prima di portarlo con la band dal vivo al TPO sabato scorso. Rispetto agli altri lavori del gruppo genovese (di cui abbiamo già parlato a Maps), l’ultimo disco vuole essere più potente e diretto. Assaggiate la title track, oltre all’intervista.
Poco meno di un mese fa è uscito Quantum Leap, il secondo album dei Dumbo Gets Mad, che segue l’esordio di due anni fa Elephants at the Door. Dal titolo abbiamo pensato che il disco facesse riferimento alla serie tv che molti di noi amano, ma non è così. Ce l’ha spiegato “la metà maschile” del duo, che abbiamo raggiunto al telefono qualche giorno fa, riassumendo una teoria fisica piuttosto complessa che è stata portata all’attenzione del nostro da un tassista di Los Angeles.
La metropoli californiana è infatti una delle città dove la band ha vissuto e siamo certi che il clima multiculturale che là si respira abbia contribuito a colorare le tracce del disco, che pare essere talvolta un vero e proprio excursus sulla forma pop. Per voi la chiacchierata fatta in onda e uno dei brani del disco, sempre in tema “quantistico”…
Uscito da poco per Arcana, il volume Riserva Indipendente spiega tutto nel sottotitolo: “La musica italiana negli anni Zero”. Lo scopo di Francesco Bommartini, che lo firma, è proprio quello di fotografare l’ultimo decennio della produzione musicale nostrana, attaverso una serie di interviste a musicisti, promoter, manager di etichette, fotografi, eccetera.
Il panorama che esce dalle 230 pagine di libro è variegato per numeri, storia, generi, attitudine, ma ci sembra fedele del momento storico che la musica italiana “non mainstream” sta vivendo. Si parla di futuro (con Enrico Molteni de La Tempesta che profetizza l’imminente fine del cd), ma si raccontano anche band che sono state un vero e proprio ponte con il passato, come i Verdena. L’autore al telefono ci racconta qualcosa di più sul volume, che vi consigliamo.
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