… eh già: perché la cantante statunitense doveva venire da noi a suonare, in occasione della sua data al Covo, ma ha dato forfait all’ultimo minuto, accidenti!
Abbiamo comunque sentito Sara Lov al telefono: ci ha raccontato del come e perché ha iniziato la sua carriera solista, dei temi dell’ep e del disco usciti a suo nome e, ovviamente, abbiamo anche toccato l’argomento Devics. Buon ascolto!
Dovremo aspettare l’inizio di marzo: è prevista infatti per il 9 di quel mese l’uscita di Plastic Beach, il nuovo attesissimo lavoro per i Gorillaz. Nel frattempo, però, è comparso in rete “Stylo”, il nuovo singolo, con dei featuring d’eccezione quali quelli di Mos Def e Bobby Womack. Buon ascolto!
Vengono dalla Svezia e hanno un background metal, ma non si dipingono la faccia e non brandiscono asce. Eh già, perché gli Hellsongs rivisitano classici del metal in chiave pop-acustica. E ci riescono bene! Gli Hellsongs coverizzano Iron Maiden, Metallica, Megadeth, Black Sabbath e chi più ne ha più ne metta, in una carriera che inizia nel 2004. Nel 2008 esce il primo disco e l’anno scorso la band dà alle stampe un ep: non molto materiale, ma sufficiente per fare avere al gruppo un bel successo in patria e in Europa.
Abbiamo sentito al telefono Kalle, in occasione del loro mini tour italiano. Amanti del metal e amanti del pop scandinavo, unitevi!
Li abbiamo appena passati, ma ne siamo stati, in qualche modo, travolti: stiamo parlando degli Anni Zero, quelli che – per una convenzione ormai assodata – sono iniziati con l’attentato a New York del settembre 2001. Carlo Antonelli ha redatto, per la casa editrice ISBN di Milano, Gli Anni Zero, un almanacco del decennio condensato, come recita il sottotitolo del libro.
Si tratta di una raccolta di saggi e interviste che parlano degli eventi storici di questi ultimi anni, dall’11 settembre allo tsunami, o che fanno il punto su luoghi, persone, oggetti, tendenze e tecnologie e, ovviamente, musica. Un collage essenziale, che rispecchia perfettamente il periodo che ci siamo appena lasciati, forse, dietro l’angolo. Ne abbiamo parlato a lungo al telefono proprio con Carlo Antonelli.
E’ il 2010 e tornano le session a Maps. Ad inaugurare la nuova annata, direttamente da Roma arrivano in zona cesarini gli Ardecore, in città per il concerto al Locomotiv Club.
La band capitanata dal cantautore Giampaolo Felici è in formissima e si appresta a pubblicare tra qualche mese un nuovo doppio album che unisce le due anime del gruppo, da una parte i pezzi della tradizione romanesca, dall’altra le composizioni originali.
In studio hanno suonato due brani in versione chitarra e fisarmonica, strappando lacrime a tutta la redazione di RCDC.
Non sappiamo molto di questi Grave Babies se non che sono una giovane misteriosa band di Seattle. Hanno pubblicato una cassetta (!) da poco intitolata Deathface Cassette, 11 canzoni in bilico tra il post-punk più scuro e qualche venatura garage. Tra le tracce spicca però questa Eating Babies che ha in alcuni momenti quasi l’incedere di un classicone degli Arcade Fire, ovviamente in versione “sommersi dallo sporco”. Buon ascolto.
Qua a Maps ci piacciono queste operazioni: i Twin Sister, ottimo quintetto di Brooklyn mettono in download gratuitamente dal loro sito il loro EP di debutto Vampires With Dreaming Kids. Qua sotto invece una anteprima dalla prossima uscita in arrivo in primavera su Infinite Best.
Sono giovanissimi e hanno fatto uscire da poco il loro primo ep, And Everything Fits in the Yellow Whale: si chiamano Iori’s Eyes e vengono da Milano. Il loro suono è minimale e intenso dal punto emotivo, e ha colpito tutti.
Abbiamo sentito al telefono Clod, che ci ha raccontato tutto della sua band che, sebbene alle prime armi, promette molto bene. Oltre all’intervista anche un brano dell’ep, “The Boat”: date un’occhiata al video della canzone!
Una delle più avvincenti diatribe del grunge è tutta la storia riguardante il fatto che Live Through This sia stato scritto, o non scritto, da Kurt Cobain. O se sia stato scritto solo parzialmente da lui o se abbia semplicemente suonato la chitarra in un pezzo o due e/o fatto qualche coro e/o sia passato a salutare qualche volta in studio per farsi una svelta con Courtney Love. O niente di tutto questo. Visto che la storiografia ufficiale tende a sostenere una delle ultime opzioni, non ci rimane che di ascoltare il disco più bello e famoso delle Hole e stupirci di quanto sia positivamente influenzato dalla musica dei Nirvana. Poi Kurt Cobain è morto e ha lasciato quasi tutti in un mare di merda, e se è vero che qualcuno tende alla coprofagia più degli altri, la joint-venture Courtney Love/Billy Corgan per Celebrity Skin io me la sarei anche evitata.
Del resto nel ’95 decisi di perdermi persino un concerto delle Hole nella mia città, e se pensate che un gruppo rock con un disco della madonna a Cesena nel ’95 (when i went to school in Cesena-a-a-a-a) sia roba che capita tutte le settimane, uhm, scordatevelo. Da Celebrity Skin in poi ho deciso di seguire sempre meno le vicende della band e della donna, limitandomi ad ascoltare quando arrivava qualche notizia sulla spartizione dell’eredità e sul rilascio di qualche cofanetto con inediti dei Nirvana; in tutto questo ci sono state la fine artistica e legale del gruppo, la messa in cantiere di un disco solista di Courtney Love (con Billy Frangetta Corgan ancora in pole position) e l’avvio della carriera solista di Melissa Auf Der Maur, che sarà pure una bella figa ma il disco d’esordio proprio BRRR. E ho quasi paura a pensare che questo non sia il peggio a cui l’umana comprensione può arrivare, così che ho deciso di non prestare ulteriore attenzione alle vicissitudini dei membri del gruppo.
Resettando il cervello e passando oltre, in ogni caso, è notizia relativamente recente (diciamo da sei mesi a questa parte) che Courtney LOL, probabilmente per il solo brivido di farlo, ha iniziato a parlare di una reunion della band e di un tour per il prossimo anno. Tra l’altro è già assicurata una data italiana, ai Magazzini Generali di Milano il 19 febbraio, per la quale – per dieci o dodici minuti – ho già pensato di comprar biglietti e cercare di convincere qualcuno. Magari Courtney sbrocca e si mette a cantare una cover di My Heart Will Go On, o qualsiasi altra cosa senza senso da attrice barra musicista. Te l’immagini? Urghm.
Immaginatevi una Genova del futuro, in cui però sembra di essere negli anni ’70: una Genova riconoscibile dal punto di vista toponomastico, ma stravolta da qualcosa che rimane indefinito. Una Genova in cui la sopravvivenza dei singoli quartieri che la compongono è nelle mani, per modo di dire, degli Alberi di Natale, che si sfidano l’uno con l’altro in cruente battaglie.
Tutto questo è Altri giorni, altri alberi , un romanzo di Paolo Caredda uscito da poco per ISBN Edizioni. L’autore, esaltato dal fatto che l’abbiamo introdotto con “All the Young Dudes” di Mott the Hoople, ha chiacchierato a lungo con noi del suo libro.
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