Il loro ultimo disco ci ha accompagnati per tutta la scorsa settimana: abbiamo ascoltato con attenzione le tracce che scorrono, una dopo l’altra, e siamo stati rapiti dai suoni di questo lavoro completamente strumentale. Stiamo parlando dei Ronin e della loro uscita più recente, L’ultimo re.
Mercoledì, proprio a metà della settimana in cui era disco della settimana, abbiamo sentito uno dei membri della band, Chet Martino, con il quale abbiamo chiacchierato a lungo dell’album, ma anche delle dinamiche della band, di come nascono le canzoni tra di loro, di cosa significa provarle in studio… o non provarle affatto.
L’industria musicale sa essere spietata, allo stesso modo in cui il pubblico, anche quello degli appassionati, è di memoria incredibilmente corta. C’è poco da fare: puoi essere considerato una mezza leggenda, puoi aver suonato in un gruppo unanimemente ritenuto fondamentale, ma se stai per qualche anno senza fare dischi puoi essere sicuro che molti dei cosiddetti fan non si cureranno minimamente di te, al tuo ritorno.
Ne sa qualcosa Grant Hart, già batterista/cantante degli Hüsker Dü, che a dieci anni esatti dal suo lavoro precedente, Good News For Modern Man, è appena tornato in pista con Hot Wax (Con d’Or/Goodfellas), registrato in parte a Montreal con la collaborazione dei soliti noti del giro della Constellation. Ora, in un mondo migliore la notizia avrebbe dovuto monopolizzare per giorni blog, webzine, social network e affini; invece se ne sono accorti in pochi, e ancora in di meno ne hanno parlato. E dire che il disco merita: magari sul finale perde un poco di mordente, ma prima è un trionfo di chitarre sporchissime, melodie a presa rapida, spigolosità degne del primo Elvis Costello e, soprattutto, tanto, tantissimo garage. Di grana grossa, e quindi il migliore. Non un disco epocale, quindi, ma un lavoro piacevolissimo e vitale; esattamente quello che ci si aspettava dal suo autore. O, per lo meno, quel che si aspettavano e che speravano gli ascoltatori meno smemorati.
Mercoledì all’interno di Maps si è rinnovato l’appuntamento con la freschissima rubrica Gods Of Mainstream. Questa settimana si è parlato di Black Eyed Peas, vera e propria macchina produttrice di singoli martellanti, e si sono affrontati argomenti culturalmente elevati quali: Fergie ha veramente 34 anni? Perché i componenti del gruppo hanno nomi incredibili come Taboo o Apl.De.Ap? Come mai, nonostante siano americani, negli Stati Uniti non raggiungono mai la vetta delle classifiche? Domande che fanno girare la testa alle quali abbiamo tentato di dare risposte.
Il pezzo che abbiamo scelto più rappresentativo per loro è l’ultimo singolo uscito I Gotta Feeling, il cui testo vuole esprimere un concetto importante, ovvero: “Ho la sensazione che questa sarà una bella notte/spendiamo i soldi/spacchiamo tutto/facciamo la bella vita“.
Dieci anni di carriera, i consueti cambi di formazione, le discussioni iniziali su che musica fare, e poi… I Cosmetic vengono da Rimini e, pur mantenendo un’attitudine pop, creano canzoni che hanno molto a che fare con alcune band USA dalla chitarra distorta degli anni ’90.
L’uscita del loro nuovo disco, Non siamo di qui, edito dall’ormai onnipresente La Tempesta, è l’occasione per fare due chiacchiere con Simone, chitarrista della band, sulla seconda giovinezza dei Cosmetic…
E’ così che spiega tutte le cose che gli sono successe negli ultimi anni Davide Combusti, in arte The Niro . Il musicista romano, che ha cominciato suonando la batteria, ha fondato poi una band e infine ha deciso per una carriera solista, ci ha raccontato – all’interno di Pigiama Party – la sua carriera musicale, in occasione del concerto che ha tenuto domenica scorsa all’Arteria.
Tra un aneddoto e l’altro ci ha anche rivelato che la scadenza per il prossimo album, successore del fortunato debutto omonimo dell’anno scorso, è vicina, molto vicina. Nonostante questo, The Niro non perderà l’occasione di esibirsi a Los Angeles. Riuscirà il nostro eroe…?
Sing Along to Songs You Don’t Know è il titolo del sesto album in studio, in meno di dieci anni, della band islandese múm. Un disco molto più dolce e pacato dei precedenti, che ha entusiasmato critica e pubblico. Non era scontato, perché i múm hanno cambiato formazione, lasciandosi alle spalle numerosi membri che hanno preferito intraprendere nuove strade.
Abbiamo parlato del nuovo disco, dei misteriosi posti in cui è stato registrato e della storia recente della band con Örvar Þóreyjarson Smárason, uno dei membri fondatori.
Iniziamo subito con una precisazione: il nome della band di Francesco Bottai e Tommaso Novi non ha nulla a che fare con barbare pratiche di sezionamento felino. “Mézzi”, nel vernacolo pisano, vuol dire “zuppi”, “bagnati”. Il vostro conduttore ha scazzato miseramente. Ma poi la chiacchierata con Tommaso è andata avanti senza troppi problemi, per fortuna.
Abbiamo parlato delle origini della band, della loro idea di recuperare la lentezza, e abbiamo scoperto a cosa si riferisce il titolo del disco de I Gatti Mèzzi, cioè Struscioni. Come al solito, intervista e mp3. Buon ascolto!
Parliamo ancora una volta dei Calibro 35: a un anno dall’uscita del disco su Cinevox Records, la band ha raccolto un numero crescente di consensi e plausi della critica, e ormai ogni data del loro tour è popolata di fan in adorazione. E noi siamo tra quelli. Ma si sta aprendo un nuovo capitolo nella storia della band di Luca Cavina, Massimo Martellotta e Fabio Rondanini, capitanata dal deus ex machina Tommaso Colliva.
Ci racconta tutto un altro membro della band, Enrico Gabrielli, il giorno prima del loro concerto al Locomotiv: ecco a voi una lunga chiaccherata con “il maestro”, che ci annuncia il tour americano, ci svela i segreti di ben due colonne sonore che i Calibro hanno composto di recente, sfiora Morricone e ci fa arrossire, svelandoci che la performance dei Calibro 35 a Maps ha fatto decisamente da apripista per una tappa negli USA…
L’intervista è iniziata parlando con Nancy del suo nuovo album Wrought Iron (letteralmente “ferro battuto”), un disco caratterizzato dalla presenza ridotta di uno strumento per lei fondamentale ovvero l’arpa, vero fulcro strumentale del suo precedente lavoro. Nel nuovo album si può apprezzare invece la semplicità e l’eleganza del pianoforte, che Nancy ha utilizzato per sottolineare proprio l’idea di un emozionante minimalismo che è propria di Wrought Iron, il forte e puro ferro battuto. E questo minimalismo ha fatto sì che la musica della Elizabeth, soprattutto in questo ultimo lavoro, venisse accostata a nomi come Arvo Part, Steve Reich o Leonard Cohen.
Abbiamo poi parlato del video del singolo Feet of Courage (che potete trovare qui) che esprime ancora una volta il concetto di purezza che caratterizza l’album, l’elemento principale del video infatti è l’acqua.
Ascoltate l’intervista della deliziosa Nancy e se non vi bastasse, trovate qui sotto anche il suo nuovissimo singolo Feet of Courage.
…e se non ne avete ancora abbastanza:
Nancy Elizabeth in Italia!
-12 novembre – Diagonal (Forlì)
-14 novembre – Calamita (Cavriago, RE)
-15 novembre – Caracol (Pisa)
-17 novembre – Init (with Woven Hand) (Roma)
Da qualche minuto si può sentire in anteprima dal sito dei Vampire Weekend “Horchata”, brano che sarà contenuto in Contra, secondo album in uscita l’11 gennaio 2010. Olè… Ascoltate, diffondete!
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