E’ passato un po’ di tempo da quando io e Fra abbiamo avuto l’onere o l’onore, dipende molto da quanto riuscite ad intravvedere dalla video-intervista, nell’avere a che fare con “sir” Mark Stewart, frontman prima di The Pop Group, poi del suo attuale gruppo, i Maffia, e tornato nel vecchio abito da cerimonia per celebrare i fasti che furono, chiaramente sul palco: quello del Locomotiv Club.
Bruce Springsteen, Slits, Autonomia, LCD Soundsystem, Lee Perry, King Tubby, Denise Bovelle, Adrian Sherwood: questi sono solo alcuni dei mostri sacri di cui Mark Stewart ci parla e con molti dei quali ha lavorato.
Ah, era pure a Bologna negli anni ‘70, e di quel periodo ha ricordi un po’ confusi… E’ sicuro solo di alcuni nomi, quali Radio Alice e Red Ronnie.
Questa sera all’Estragon fa tappa il tour invernale di Le luci della centrale elettrica. L’ultimo disco, Per ora la chiameremo felicità, viene portato in giro nei club dopo qualche data teatrale.
Abbiamo sentito Vasco Brondi, che ci ha raccontato tutto del disco, di cui non avevamo ancora parlato insieme, del live e di come ha preso le critiche (talvolta negative) al suo secondo album. E in più vi regaliamo una traccia del disco.
Martedì pomeriggio abbiamo avuto in diretta telefonica uno dei quattro baronetti che formano i The Vickers. I The Vickers sono una band di Firenze giunta con Fine For Now alla terza uscita discografica per Foolica Records, etichetta attenta a scovare con fiuto, produrre sapientemente ed esportare anche all’estero giovani band italiane.
Incuriositi dalla cover del nuovo disco abbiamo chiesto al nostro ospite quale fosse la storia dietro quella foto in copertina così spiccatamente british e in linea con l’immaginario sonoro del gruppo. Da lì, le parole di Andrea sono rimaste nella Terra d’Albione con il racconto del live che hanno tenuto allo storico Cavern Club di Liverpool. Per chiudere, spazio al disco con il singolo “Baby G” che potete ascoltare qui sotto.
Lo giurano sul catodo. Sono uomini col televisore al posto della testa. Il nostro Locane non era pazzo, come potete vedere da soli dai video proposti qui sotto dalla celeberrima Less tv.
Fabbricati in quel di Cagliari e provenienti dal poco lontano 2015, i Katsudoji non portano tante buone notizie. Nonostante ciò, noi li ospitiamo e gli facciamo suonare in un’atmosfera un po’ teutonica, un po’ Devo, un po’ Residents, un po’ non lo sappiamo neanche noi. Il duo dice di stare molto attento alla performance live e alle luci da disco. Si raccomandano: solo quelle che al buio mostrano la forfora sulle spalle.
Abbiamo parlato di recente della nuova avventura intrapresa dalla Trovarobato, con la sua etichetta web: la scorsa settimana proprio ZonaMC è venuto a trovarci nei nostri studi. Il tema della puntata riguardava le parole che non avreste voluto sentire. Sono fioccati i commenti di ascoltatori esasperati dall’uso scorretto di “piuttosto che”, di espressioni abusate soprattutto da parte dei giornalisti e abbiamo così scoperto un pubblico assai attento all’uso corretto della lingua . L’arrivo di ZonaMC a Maps, per presentare il suo nuovo disco Caosmo, è stato quindi appropriato.
Con il musicista, ben noto a chi ama gli Uochi Tochi, abbiamo parlato dell’album, della collaborazione con i diversi produttori che hanno messo mano sulle nove tracce che lo compongono e del modo di intendere il flusso di parole continuo che informa Caosmo. Per ovvi motivi si è discusso anche delle parole stesse, del modo corretto di usarle e di quello che (forse) sta succedendo alla nostra lingua. Ma non c’è stata solo un’intervista: ZonaMC si è infatti prodigato in un paio di pezzi in acustico (ebbene sì) che a nostro giudizio vale davvero la pena di ascoltare.
L’occasione non è stata l’uscita di Tohu-Bohu, che ha visto la luce alla fine dell’anno passato, ma la sua edizione in vinile, che sta per arrivare: abbiamo quindi raggiunto al telefono Amaury Cambuzat, membro fondatore della band, che sta per arrivare ai vent’anni di carriera, per parlare dell’ultima produzione degli Ulan Bator.
Alla fine, invece, abbiamo parlato sì del disco, ma anche di tutto quello che ci sta attorno: la posizione della band nei confronti dei concerti, di fare musica per vivere, dei social network e, già che c’eravamo, dell’Italia. E’ stata una chiacchierata interessante e molto densa: insieme all’intervista, il brano che Amaury ha scelto di farci irradiare, “Mr Perfect”.
Degli splendori della nostra città, ahinoi, si parla spesso al passato. Ma gli autori di Swingin’ Bulåggna, Simone Colantonio e Vanes Poluzzi, che hanno usufruito della collaborazione di Roberto Benatti, tengono a precisare che l’operazione non è nostalgica.
Nel parlare di cinema, teatro e musica negli anni Sessanta a Bologna, nelle sue accezioni più underground, originali e dirompenti, gli autori (che conducono Boomerang sulle nostre frequenze) si sono appoggiati a interviste e ricordi di personaggi che quell’epoca l’hanno vissuta. Il risultato è un percorso entusiasmante e appassionante che abbiamo rivisitato in onda con gli autori.
Sono quattro, amano il rock’n'roll e il primo punk, nonché le uniformi. Fanno base a Bologna, ma solo perché è il centro geografico rispetto alle loro residenze. E non è un caso che presenteranno in città il disco d’esordio Per proteggere e servire, edito da La Tempesta, in una data al Covo il primo marzo, dopo una serie di 7″ e date in giro per il mondo.
Sono gli Smart Cops, che nel loro album raccontano di poliziotti diversi da quelli che siamo abituati a vedere. Nelle undici tracce del loro esordio, i protagonisti sono tutori della legge raffigurati in momenti bizzarri e ironici. Il gusto per il paradosso, oltretutto, è presente anche nel titolo del disco. Abbiamo parlato di tutto questo e molto altro ancora con Marco Rapisarda. E, insieme all’intervista, un pezzo del disco.
Anche gli Ex-Otago sono tra le band dalle quali aspettiamo un disco prossimamente: il nuovo Mezze stagioni dovrebbe uscire, non a caso, il 21 marzo. Da qualche settimana è però in giro il singolo che, come di consuetudine, anticipa il disco: il titolo è “Costarica”, e la band ha scelto la rete e i social network come mezzo di condivisione.
Con un tweet o una condivisione di uno status su Facebook, infatti, era possibile scaricare gratuitamente il pezzo. Come ci ha confermato Alberto “Pernazza” Argentesi, la strategia ha funzionato! Con lui abbiamo parlato anche del nuovo disco, registrato in Norvegia. Perché? E cosa vuol dire “produzione dal basso”? Scopritelo premendo play, orsù, e dai.
Powerdove a.k.a. Annie Lewandowski, nasce due anni fa, si sposta da Oakland all’Inghilterra, senza ripercussioni metereologiche per fortuna. Portati a Maps nal nostro guru Bob Corn, o Tizio per gli amici, qui sotto grazie all’occhio vigile di Less tv, potrete vedere il progetto folk in versione elettronica, grazie al contributo di Curtis McKinney ed al suo aggeggino alquanto impossibile da descrivere. Meglio vederlo da sè.
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