E’ accaduto una settimana fa al Locomotiv Club: una superband, formata da Andrea Franchi (Proiettili Buoni e Paolo Benvegnù) alla batteria, Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi) alle chitarre, Enrico Gabrielli (Calibro35 e Mariposa) alle tastiere e fiati e Tommaso Tam al basso e voce, ha rifatto dal vivo tutto lo storico album del 1966 dei Beatles, dalla prima all’ultima traccia.
Revolver è un disco meraviglioso, lo sappiamo tutti, ma è uscito qualche giorno dopo l’ultimo concerto dei Beatles (tralasciando quello sul tetto di Savile Row, ovviamente), e i suoi brani erano destinati all’ascolto su disco, più che dal vivo. Quindi è una sfida ancora più grande quella che hanno colto i musicisti coinvolti in questo progetto, come ci ha spiegato Andrea Franchi al telefono qualche giorno fa. Qua sotto intervista e il brano che Andrea ha amato rifare, una delle prime canzoni sull’esperienza lisergica, la meravigliosa “She Said, She Said”.
In occasione del loro concerto al Locomotiv Club abbiamo ospitato in studio due dei quattro membri dei 65DaysofStatic. La band di Sheffield vede uscire in questi giorni il quarto album in studio, We Were Exploding Anyway.
Con Giovanni Gandolfi abbiamo parlato dell’ultimo disco, della continua ricerca del nuovo che la band adotta come metodo di lavoro e del coraggio che ci vuole per buttare via 30 canzoni e ripartire da zero. E abbiamo anche citato Kurt Vonnegut! Quanta cultura a Maps… Qui sotto, come al solito, intervista e mp3 da scaricare!
E’ sempre un piacere quando si riesce a combinare il disco della settimana con l’esibizione dell’artista vincitore dell’ambitissimo premio. Così è successo con Elia Billoni e con le canzoni di Dino Fumaretto.
Una mezz’ora per scoprire tutto e di più sull’album La vita è breve e spesso rimane sotto, segreti, incertezze, strani racconti, depressioni e amori.
Per l’occasione abbiamo ovviamente contattato il nostro videomaker superstar, Pietro Borzì. Ecco il risultato!
Ieri si è celebrato il 60° anniversario della Liberazione dai nazifascisti. Come già era accaduto con la raccolta Materiale resistente, nel 1995, anche quest’anno diversi musicisti si sono messi insieme e hanno dato vita ad una nuova compliation, Materiali Resistenti, che potete ascoltare integralmente sul sito di RockIt.
Nel giorno della liberazione di Bologna, il 21 aprile, abbiamo parlato a Maps della raccolta, ma anche della meravigliosa giornata che è stata la scorsa domenica a Carpi, dove il tutto è stato spostato causa maltempo (fischia il vento!). Musica, letture, spettacoli, per non dimenticare.
Ascoltate l’intervista fatta a Fabrizio Tavernelli, che era anche nella raccolta del 1995 con la sua band A.F.A., e a Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, di cui vi diamo anche il brano da scaricare.
In occasione di una data del suo ultimo progetto Bloody Claws, presso lo SpazioSì di Bologna, abbiamo avuto modo di fare una lunga e interessante chiacchierata con Carla Bozulich. L’artista americana, che ha collaborato con decine e decine di musicisti (andate a dare un’occhiata alla sua pagina su Wikipedia!), si è confessata in una bella intervista telefonica.
Abbiamo parlato con Carla dei suoi progetti, della serata bolognese, del modo che ha di affrontare la composizione e… di come si sente un’artista quando scarica illegalmente il suo proprio disco dalla rete!
Il suo nome vero è Fabio Cussigh, e probabilmente lo conoscete come fotografo. Ma Fabio ha da sempre la passione per la musica, e alcune sue canzoni hanno attratto l’attenzione di Ru Catania degli Africa Unite, che decide di mettersi al servizio di Fabio per produrre i brani.
Nasce quindi nel 2006, mentre il nostro è a Brooklyn, il progetto Betzy, che ha sfornato il suo primo disco, Romancing the Bone, nello scorso gennaio, grazie alla Lady Lovely. Canzoni dolci e sghembe, che conoscono sia l’ingenuità pura di Jack Johnson che la furbaggine di Beck. Qui sotto intervista e mp3. Buon ascolto!
Dakota Days è il nome che hanno dato Al Fabris e Ronald Lippok alla band che hanno formato, quasi per caso, e il cui disco di debutto è uscito alla fine dello scorso mese.
Fabris, attivo da anni nel mondo della musica, e Lippok, già nei To Rococo Rot, Tarwater e collaboratore di Ludovico Einaudi, hanno unito le loro sensibilità, rinchiudendosi per tre periodo di sette giorni nella casa/studio di Al, e creando un disco interessante e particolare, come potete ascoltare dalla traccia che vi regaliamo insieme all’intervista che abbiamo fatto ad Alberto qualche giorno fa.
Chiudiamo la nostra rassegna (quasi completa) dell’edizione 2010 dell’Express Festival parlando della giornata di domenica 11. Sul palco del Locomotiv Club, dopo un set di Stefano Pilia, è stata la volta dei Massimo Volume.
La band, però, non ha fatto un concerto normale, bensì ha sonorizzato dal vivo il meraviglioso film del 1928 di Jean Epstein La caduta di casa Usher, uno dei capolavori del muto. Un film che non ha solo importanza enorme nella storia del cinema, ma anche nella storia dei Massimo Volume, come ci ha raccontato al telefono Mimì Clementi,che abbiamo sentito al telefono domenica stessa durante Pigiama Party.
E’ stato proprio così, i due Mojomatics sono arrivati nei nostri studi in occasione del loro concerto al Covo Club. I ragazzi li avevamo già sentiti e si confermano uomini di poche parole: ma le parole non servono, perché con un rullante appoggiato sulle gambe, la chitarrona acustica e la voce hanno incendiato gli studi di Maps.
Tre brani per ricordare l’uscita della loro compilation di singoli. Hanno addirittura suonato un pezzo tratto dal singolo per la ottima label Hell Yes! e un pezzo completamente inedito senza titolo.
Veramente una bomba e per l’occasione abbiamo spolverato le telecamere dello stagista Pietro Borzì che ha filmato ed editato i video con una grafica tutta nuova. Li trovate su nostro canale Vimeo oppure anche sul caro e vecchio You Tube. Voilà.
Ancora Express Festival: continuiamo a parlare dell’edizione 2010 appena conclusa, con i These New Puritans. Venerdì scorso sono stati, insieme a Wild Beasts, sul palco del Locomotiv Club, per un doppio set eccezionale.
Avevamo già intervistato la band inglese due anni fa, in occasione dell’uscita del loro primo disco, quel Beat Pyramid che ci aveva storditi a colpi di chitarra. Immaginatevi la sorpresa nel sentire, a gennaio scorso, Hidden, nuovo lavoro dei These New Puritans, sempre su Domino Records.
Con Jack Barnett abbiamo parlato del passaggio da un disco all’altro, della composizione dei nuovi brani, e di come la band fa a portare dal vivo due dischi così diversi. E oltre all’intervista, un “compendio” del disco, come ci ha detto Jack.
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