
Ok, ok, qualcuno potrebbe dire che abbiamo barato, leggendo il titolo del post: non abbiamo avuto la band newyorkese in studio, magari! Però siamo stati orgogliosi (e emozionati) di avere al telefono, in rappresentanza degli Yeasayer, Anand Wilder.
L’occasione è l’imminente uscita del nuovo lavoro Odd Blood, che segue quella meraviglia di disco che era All Hour Cymbals: il cambio di rotta è evidente, ma forse non è così radicale come potrebbe sembrare. Per avere un assaggio di tutto questo, ascoltate l’intervista e scaricate “Ambling Alp”, al secondo posto della tracklist del nuovo disco.
… e se ancora non ne avete abbastanza:
Il MySpace di Yeasayer
Foto di Zruda

Vengono da Agatha, Dummo, Fine Before You Came e Hot Gossip: un giorno di dicembre decidono di mettersi insieme e di formare una band e, già che ci sono, scrivono e registrano un disco, Un verme resta un verme.
Ecco, in poche righe la storia dei Verme, band di Milano, che canta in italiano. Il resto ce l’ha detto al telefono uno dei membri del gruppo, Tommaso.

… eh già: perché la cantante statunitense doveva venire da noi a suonare, in occasione della sua data al Covo, ma ha dato forfait all’ultimo minuto, accidenti!
Abbiamo comunque sentito Sara Lov al telefono: ci ha raccontato del come e perché ha iniziato la sua carriera solista, dei temi dell’ep e del disco usciti a suo nome e, ovviamente, abbiamo anche toccato l’argomento Devics. Buon ascolto!
… e se ancora non ne avete abbastanza:
Il MySpace di Sara Lov

Vengono dalla Svezia e hanno un background metal, ma non si dipingono la faccia e non brandiscono asce. Eh già, perché gli Hellsongs rivisitano classici del metal in chiave pop-acustica. E ci riescono bene! Gli Hellsongs coverizzano Iron Maiden, Metallica, Megadeth, Black Sabbath e chi più ne ha più ne metta, in una carriera che inizia nel 2004. Nel 2008 esce il primo disco e l’anno scorso la band dà alle stampe un ep: non molto materiale, ma sufficiente per fare avere al gruppo un bel successo in patria e in Europa.
Abbiamo sentito al telefono Kalle, in occasione del loro mini tour italiano. Amanti del metal e amanti del pop scandinavo, unitevi!
… e se ancora non ne avete avuto abbastanza:
Il MySpace degli Hellsongs
Li abbiamo appena passati, ma ne siamo stati, in qualche modo, travolti: stiamo parlando degli Anni Zero, quelli che – per una convenzione ormai assodata – sono iniziati con l’attentato a New York del settembre 2001. Carlo Antonelli ha redatto, per la casa editrice ISBN di Milano, Gli Anni Zero, un almanacco del decennio condensato, come recita il sottotitolo del libro.
Si tratta di una raccolta di saggi e interviste che parlano degli eventi storici di questi ultimi anni, dall’11 settembre allo tsunami, o che fanno il punto su luoghi, persone, oggetti, tendenze e tecnologie e, ovviamente, musica. Un collage essenziale, che rispecchia perfettamente il periodo che ci siamo appena lasciati, forse, dietro l’angolo. Ne abbiamo parlato a lungo al telefono proprio con Carlo Antonelli.

Sono giovanissimi e hanno fatto uscire da poco il loro primo ep, And Everything Fits in the Yellow Whale: si chiamano Iori’s Eyes e vengono da Milano. Il loro suono è minimale e intenso dal punto emotivo, e ha colpito tutti.
Abbiamo sentito al telefono Clod, che ci ha raccontato tutto della sua band che, sebbene alle prime armi, promette molto bene. Oltre all’intervista anche un brano dell’ep, “The Boat”: date un’occhiata al video della canzone!
Immaginatevi una Genova del futuro, in cui però sembra di essere negli anni ’70: una Genova riconoscibile dal punto di vista toponomastico, ma stravolta da qualcosa che rimane indefinito. Una Genova in cui la sopravvivenza dei singoli quartieri che la compongono è nelle mani, per modo di dire, degli Alberi di Natale, che si sfidano l’uno con l’altro in cruente battaglie.
Tutto questo è Altri giorni, altri alberi , un romanzo di Paolo Caredda uscito da poco per ISBN Edizioni. L’autore, esaltato dal fatto che l’abbiamo introdotto con “All the Young Dudes” di Mott the Hoople, ha chiacchierato a lungo con noi del suo libro.
Cos’hanno in comune i Green Day, i Pink Floyd, i Beatles, Fabrizio De Andrè e gli Osanna? Hanno tutti fatto, nella loro carriera, almeno un concept album. Il termine compare nel giornalismo musicale decine di anni fa, ma periodicamente ritorna, anche associato ad artisti di oggi, un’epoca in cui solo apparentemente il formato-album è tramontato.
Spiega bene tutto questo Daniele Follero nel suo libro Concept Album, uno dei primi titoli della collana Odoya Cult Music. L’abbiamo intervistato per voi proprio ieri…
Siete in cerca di un regalo di Natale originale per un vostro amico appassionato di musica? Non siate banali, non donategli un lettore mp3. Pensate invece al caro vecchio libro, magari alla nuovissima edizione dell’Enciclopedia del Rock, edita da Arcana. L’opera, iniziata da Riccardo Bertoncelli a metà degli anni ’80, è ora arrivata a 1600 pagine, con migliaia e migliaia di schede su dischi, artisti, discografici e tanti altri nomi del gotha della musica internazionale.
E che godimento sapere che questa nuova edizione è stata curata e aggiornata dal nostro Aurelio Pasini, critico musicale, giornalista, conduttore radiofonico e prestigiosissimo collaboratore di Maps! Abbiamo intervistato Aurelio al telefono: tra un colpo di tosse e l’altro (signora mia, il freddo…) abbiamo parlato del volume in sè, delle scoperte che si fanno lavorandoci e del senso che ha un libro così ai tempi di internet.
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