Alessandro Raina aveva già presentato al telefono il suo progetto Casador lo scorso autunno, ma eran mesi che tra una roba e l’altra c’eravam promessi di averlo anche in studio per sentire dal vivo le sue canzoni…e così grazie, alla rassegna live di Area 51, è passato a trovarci.
Finalmente abbiamo avuto l’occasione di chiedere come sta andando l’esperimento del free download del suo ep di debutto The Puritans. In questi 5 mesi di cose ne sono successe, si è parlato delle canzoni di Raina su alcuni ottimi blog esteri come Sweeping The Nation, Junkie Pop o Unpopular e ha preso forma un live set solista portato in giro per tutta Europa.
Nel suo stile, Alessandro ci regalato un brano dall’ep, una cover di Nick Drake ed una di Nico. Sentite quello che sarà anche il futuro di Casador.
E’ proprio di questo che parla uno dei saggi di argomento musicale più interessanti degli ultimi mesi, a nostro avviso. Si intitola Musica di plastica, è pubblicato da ISBN, e i suoi autori sono Hugh Barker e Yuval Taylor, due studiosi, saggisti e esperti di musica. Attraverso una decina di capitoli, che coprono quasi duecento anni (avete letto bene) di storia della cultura per lo più occidentale, si ricostruisce la ricerca dell’autenticità nella musica pop, nel senso ovviamente di popolare. Da Kurt Cobain a Moby, da Neil Young al Buena Vista Social Club, il libro è un viaggio impegnativo e stimolante che, una volta tanto, considera musicisti, dischi e show business dal punto di vista del pubblico.
Abbiamo parlato del libro con il traduttore Giuseppe Marano.
Difficile definire la musica dei californiani Crystal Antlers. Il loro debutto, un ep prodotto da Ikey Morris dei Mars Volta, è stato subito notato dalla Touch&Go, che l’ha ristampato e ha messo la band sotto contratto per il loro debutto sulla lunga distanza, un album previsto per il prossimo mese.
Tra psichedelia, pop, noise e rock, i Crystal Antlers sono davvero una delle sorprese dell’anno. Abbiamo avuto la fortuna di avere un paio dei membri del gruppo in studio a Maps, prima del concerto che hanno tenuto al Locomotiv Club, per la sempre benemerita rassegna Murato. Forse i ragazzi non sono stati molto loquaci, ma vi assicuriamo che, premendo play qua sotto, non ve ne pentirete!
Vi ricordate quando la parola indie aveva ancora un senso? Erano gli anni ’90, così vicini e così lontani, come direbbe un regista tedesco che si è bollito il cervello da un bel po’. E anche una band irlandese che ha usato lo stesso libro di ricette. Parlando degli Oxford Collapse, però, questo termine così abusato pare ancora avere un senso. Il sound della band – che non per caso è su SubPop – è riconoscibile e porta direttamente a quella magica decade. Niente diamoniche, strumenti giocattolo o drum machine: i tre salgono sul palco con chitarra, basso e batteria. E sono divertentissimi.
Questo lo possiamo dire col senno di poi, dopo averli visti al Locomotiv Club il 5 febbraio scorso, in occasione di una data di Murato. Ma già in studio i tre si sono dimostrati allegri, sagaci e arguti (erano anni che volevo scrivere queste tre parole). Con l’aiuto di Giovanni UDA Gandolfi, detto anche Mr Unhip (Records), abbiamo fatto una lunga chiacchierata con gli Oxford Collapse, che potete godervi per intero cliccando play qua sotto.
La rassegna Murato sta portando nel 2009 veramente un ottimo gruppo di band: Crystal Antlers, Oxford Collapse e ora Handsome Furs.
La band formata dalla coppia (anche nella vita) Dan Boeckner e Alexei Perry ama viaggiare e portare il proprio show negli angoli più disparati dell’Europa. Così un pomeriggio ce li ritroviamo in studio per farci raccontare l’uscita dell’imminente Face Control, secondo disco per la storica Sub Pop.
Parlando con i due abbiamo capito che gli Handsome Furs non sono un semplice side project dei Wolf Parade, ma un progetto con una sua dimensione, una passione incredibile ed un modus operandi da band punk diy. Tuttò ciò già si intravedeva dall’ottimo debutto Plague Park, ma la convinzione nei mezzi è forse arrivata dopo centinaia di concerti in giro ed una scrittura più aggressiva e immediata apposta per il live set.
Ancora una volta ascoltando l’intervista potrete sentire 5 dischi da isola deserta con i fiocchi… Inutile dire, poi, che il concerto serale con Wolther Goes Stranger è stato spettacolare!
E finalmente sono arrivati anche da noi i Wolther Goes Stranger. La formazione nata sulle colline modenesi, con il cuore a Londra, guidata da Luca Mazzieri (chitarrista con A Classic Education e Marla) e dal fido Massimo “Colla” Collucci, si è presentata in studio con un armamentario non da poco: trapano, casse da pc, lame rotanti, tastiera e mini set di batteria.
I due non si sa come, vista la situazione pomeridiana, sono riusciti perfettamente a ricreare il loro weird-dance-pop notturno, cupo e malinconico, suonando due brani nuovi non inclusi nel loro debutto 12″ su Madcap.
Ai due abbiamo chiesto le origini del gruppo e di spiegarci l’attitudine che li contraddistingue. Non poteva mancare la classica domanda sui dischi da isola deserta e quella sui progetti futuri. Poi tutti di corsa al Locomotiv Club per vederli insieme ad Handsome Furs.
A Maps settimana scorsa abbiamo ufficialmente appeso una bandiera canadese all’entrata. Per due giorni di fila ci siamo ritrovati ad ospitare ottime band di Montreal, Handsome Furs (ne riparleremo a breve) e Islands.
Questi ultimi in città per un concerto al Covo Club hanno pubblicato nel 2008 il secondo album The Arm.
La formazione guidata da Nick Thorburn ha rimescolato un po’ le carte ed il pop eccentrico degli inizi, figlio ancora dell’esperienza con Unicorns, si è tramutato in un rock robusto, barocco e altrettanto folle.
Nick tra l’altro è un musicista che non sta mai fermo e solo nell’ultimo anno oltre al disco con Islands ha portato avanti il progetto lounge-pop Reefer e quello cantautorale country Human Highway…insomma un uomo impegnato.
In occasione del concerto alla Casa 139 abbiamo intercettato al volo Paul Murphy, voce dei canadesi Wintersleep . La formazione proveniente da Yarmouth, Nova Scotia ha ripubblicato da poco l’ottimo Welcome To The Night Sky, un disco che da molte riviste straniere è stato recensito come “big music”, ovvero musica dal suono sognante che fa pensare ad ampie distese, montagne e praterie.
Noi ci siamo fatti raccontare qualcosa della lavorazione di questo disco e del produttore Tony Doogan (Belle & Sebastian, Mogwai). Inolte è stato impossibile non chiedere qualcosa sulla vittoria ai Juno Awards.
Sentitevi anche Drunk On Aluminum, traccia che apre il disco. Buon ascolto.
Trees of Mintè il nome che Francesco Serra ha scelto per il suo progetto. Chitarra elettrica, voce e loop, con l’occasionale presenza live di un batterista. Nei nostri studi, però, Francesco è venuto solo con il suo strumento, dei pedali e un amplificatore, per anticipare il concerto che ha tenuto al Sesto Senso in occasione degli appuntamenti con Area51 Live.
Con lui abbiamo chiacchierato della sua musica, ovviamente, ma abbiamo scoperto che è anche un grande appassionato di cinema, e che la componente visiva, visuale (e visionaria?) è molto importante in quello che fa. Ecco per voi intervista e due brani eseguiti dal vivo in diretta.
Grazie agli amici di Magazzeno Bis, abbiamo ospitato qualche settimana fa nei nostri studi, parte del corposo Collettivo Angelo Mai, un’”orchestra mobile di canzoni e musicisti”, come amano definirsi, che è nata con l’occupazione dell’“Angelo Mai” a Roma.
Ascoltate quello che ci hanno raccontato, oltre ai due brani che hanno suonato per noi: tra maratone musicali di ore, cucine casalinghe, aiuto e appoggio di ospiti prestigiosi, la storia dell’”Angelo Mai” è incredibile, eppura verissima.
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