I cinque dischi che.. non ce l’hanno fatta
- Timber Timbre – Creep On Creepin’ On (Arts & Crafts)
- Aucan – Black Rainbow (La Tempesta)
- Unknown Mortal Orchestra – Unknown Mortal Orchestra (Fat Possum)
- Ty Segall – Goodbye Bread (Drag City)
- Robot Koch – The Other Side (Project: Mooncircle)
Cinque canzoni
- Koudlam – Alcoholic’s Hymn
- Dillon – Thirteen Thirtyfive
- Panda Bear – Slow Motion
- Feist – How Come You Never Go There (Beck remix)
- M83 – Midnight City
Cinque concerti del 2011
- Busta Rhymes (Vox, Nonantola, 23.04.2011)
- The Tallest Man On Earth (Primavera Sound Festival, Barcellona, 27.05.2011)
- Beirut + The National (Ferrara Sotto Le Stelle, 05.07.2011)
- OFWGKTA e Dj Shadow (Primavera Sound Festival, Barcellona, 28.05.2011)
- Gotan Project (Hier Ici Demain Aussi, Parigi, 10.05.2011)
I tre “music moments” del 2011
- proposta di matrimonio durante il concerto dei Pulp al Primavera Sound Festival 2011: lui (il fidanzato) si propone, lei felicissima bacia Jarvis Cocker.
- l’atmosfera durante il concerto dei Widowspeak nella cantina della profumeria Tatler (Bologna)
- sconcerto+cineconcerto: Toni Servillo e la filarmonica del Teatro Comunale di Bologna + Nosferatu e Le Voyage Dans La Lune accompagnati dall’orchestra (sempre del Teatro Comunale) in una calda Piazza Maggiore.
I cinque dischi che… non ce l’hanno fatta Anna Calvi – Anna Calvi (Domino) Timber Timbre – Creep on Creepin’ on (Full time hobby) Dirty Beaches – Badlands (Zoo Music) Fucked Up – David comes to life (Matador) James Blake – S/t (ATLAS, A&M, Polydor)
I tre “music moments” del 2011
Ovverosia, tre momenti particolarmente emozionanti legati alla musica
1. Vedere finalmente un concerto (due, per la precisione) di Pj Harvey, dopo otto anni di desiderio e fremente attesa (maggio e luglio, Barcellona e Ferrara).
2. Un fiume di persone che si riversava festante verso il palco dei Fleet Foxes, lasciandosi il mare alle spalle, con Mykonos suonata in sottofondo, al Primavera Sound a fine maggio.
3. La solidarietà e l’affetto (dimostrato con una serata “di recupero” partecipata e delirante, nella spiaggia Poetto di Cagliari) di artisti e pubblico dopo l’annullamento dell’Here I Stay Festival a luglio.
Real Estate – Days (Domino)
Iceage – New Brigade (Escho)
Sonny & the Sunsets – Hit After Hit (Fat Possum)
Tom Waits – Bad As Me (ANTI)
Crystal Stilts – In Love With Oblivion (Slumberland)
Cinque canzoni
1. Thurston Moore – Benediction
2. Career Suicide – Means To No End
3. Fanzine – Rocket Fuel
4. Cass Mccombs – County Line
5. Panda Bear – Alsatian Darn
I tre “music moments” del 2011 Ovverosia, tre momenti particolarmente emozionanti legati alla musica
1. Call It Blazing esce finalmente e si fa un giro in America.
2. Portare Widowspeak insieme a Federico da Tatler.
3. Primavera Sound Festival 2011.
I dieci dischi del 2011
1. PJ Harvey – Let England Shake (Island)
2. Verdena – Wow (BlackOut/Universal)
3. Thurston Moore – Demolished Thoughts (Matador)
4. Gazebo Penguins – Legna (To Lose La Track)
5. Josh T. Pearson – Last of the Country Gentlemen (Mute)
6. Low – C’Mon (SubPop)
7. Atlas Sound – Parallax (4AD)
8. Tom Waits – Bad as Me (Anti-)
9. M83 – Hurry Up, We’re Dreaming (Naïve)
10. The Black Keys – El Camino (Nonesuch Records)
I cinque dischi che… non ce l’hanno fatta
Girls – Father, Son, Holy Ghost
Bon Iver – ST
David Lynch – Crazy Clown Time Mariposa – Semmai Semiplay Zun Zun Egui – Katang
Cinque canzoni
1. Thurston Moore – Benediction
2. M83 – Midnight City
3. Mariposa – Pterodattili
4. Low – Try to Sleep
5. Sepalcure – Pencil Pimp
Cinque concerti del 2011 (in ordine cronologico)
1. John Grant (Chiesa di S. Ambrogio, Castenaso, Bologna, 19.04.11)
2. The National (Piazza Castello, Ferrara, 05.07.11)
3. PJ Harvey (Piazza Castello, Ferrara, 06.07.11)
4. Massimo Volume (Estragon, Bologna, 07.09.11)
5. Paul McCartney (Unipol Arena, Bologna, 26.11.11)
I tre “music moments” del 2011 Ovverosia, tre momenti particolarmente emozionanti legati alla musica 1. Il fine settimana-Beatles, tra la prèmiere del documentario di Scorsese su Harrison, il concerto di McCartney e la visione del dvd speciale di Band on the Run
2. Lei che mi dice “Hi, I’m Polly Jean”, prima dell’intervista
3. L’ascolto solitario e notturno di Felt, di Nils Frahm
Manuel Bongiorni ha pubblicato solo un disco a suo nome, ma è noto ai più con il nome di Musica per Bambini, con il quale ha firmato diversi album. L’avevamo già sentito a proposito di Dio contro diavolo, ma è venuto a trovarci nei nostri studi per regalarci alcuni brani dal vivo dell’ultimo Dei nuovi animali.
Oltre a proporci, insieme a Andrea Mansi, tre brani tratti da questi due album in un’inedita versione acustica, i nostri ospiti ci hanno letteralmente storditi a colpa di calembour, battute e battutacce. Del resto, il tutto è in linea con il lavoro di Manuel, ben dimostrato dall’ultimo album: una sorta di bestiario allucinato, che è nato tutto, come potrete sentire dall’intervista, dalla necessità di dare un’altra datazione alla storia del mondo. Sì, sono pazzi, ma geniali: se siete stati al live di lunedì sera al Teatrino Clandestino, scriveteci i vostri pareri! Intanto, buon ascolto.
Cosa c’entra uno dei nomi più importanti del XX secolo con… un passatempo bizzarro? Ce lo spiegano i Katap, che hanno appena fatto uscire il loro terzo disco Bullet, mischiando suggerimenti punk e noise a solide basi elettroniche.
Qualche giorno prima del loro live all’Arteria abbiamo sentito al telefono Fabio che non solo ci ha parlato della band e del disco, ma ci ha anche incuriosito sulla concezione del live del gruppo napoletano.
Insieme a loro sul palco, infatti, c’è una bambola gonfiabile: la stessa che appare sulla copertina del disco. Gonfiabile sì, ma sgonfia. Perché? Ascoltate l’intervista, in cui Fabio ci racconta anche del brano “The Rest of Fluid”, che è lì per le vostre orecchie.
Non è sempre detto che i primi della classe poi, nella vita, riescano ad esprimersi così bene come in classe e viceversa.
Così come dalle scuole di musica, dai conservatori, non è detto che venga fuori il nuovo Jaco Pastorius, anzi, se il talento c’è di scuola non bisogna poi farne tanta. Amenta è una vera e propria sorpresa, sbucata fuori dal nulla, si è presa già gran parte dei miei pomeriggi, divenendo indispensabile. Musica elettronica di gran classe sovrastata da una voce vellutata, a compiere la rivoluzione dal basso di un genere fin troppo teso alla somiglianza e alla similitudine.
La rivoluzione è nella qualità, nella specifica intensità di ogni nota prodotta dal laptop o dalla voce, della ricerca ossessiva del tratto distintivo.
Amenta esplode con il suo primo lavoro (per la cifra ridicola di 3£ qui) dopo aver frequentato l’inaccessibile Red Bull Music Academy e dopo aver collaborato con numerosi produttori per dar vita a questo Sacred Places: echi di passato e influenze contemporanee fuse in cinque tracce da tenere a mente e ritrovare tutti i giorni; un disco, seppur virtuale, che marca un nuovo territorio, un nuovo sentiero dove potersi avventurare con prudenza: perdersi significherebbe forse troncare con il presente ed è un passo falso che in pochi potranno permettersi; Amenta pionieristicamente ci indicherà dove poggiare i piedi, prendendoci per mano con la grazia fin qui dimostrata, infondendo sicurezza verso il futuro.
Ci mettiamo nei panni di Vulvia e vi diciamo: lo sapevate? Lo sapevate che l’inizio della carriera di Bugo ha avuto a che fare proprio con la nostra radio, oltre che con l’iscrizione di nascosto a un concorso fatta da un amico del musicista? È lo stesso Bugo che ci ha narrato nuovamente questa storia ai microfoni di Maps, prima di un live al Locomotiv Club. Si è trattato davvero di una chiacchierata divertente: Bugo, in tour per l’ultimo Nuovi rimedi per la miopia, ci ha regalato non solo aneddoti e chiacchiere in quantità, anche sulla partecipazione recentissima al film Missione di pace, ma anche due canzoni tratte dal disco.
Come, direte voi, ma le canzoni qua sotto sono tre! Vero: c’è anche un pezzetto di “Spermatozoi”, il brano che ha preso il nome dal concorso di cui vi abbiamo solo accennato prima. Che aspettate? Godetevi una mezz’ora più che piacevole di musica e chiacchiere.
Il gioco di parole, visto che l’ultimo disco del duo si chiama proprio Attack! è forse fin troppo facile. Ma è stato proprio Dario dei Don Turbolento a raccontarci come le canzoni che compongono l’album (e trovate sotto la title-track) abbiano un senso di rabbia e violenza non per caso. Nell’intervista, infatti, ci ha raccontato che la band ha attraversato un brutto momento, rischiando di porre fine a un’avventura che comunque ha dato buoni risultati. Ma i Don Turbolento hanno tenuto duro e hanno sfornato un ottimo disco.
I suoni sono più vicini all’industrial e, nonostante alcuni giochi di parole nei titoli dei brani, in essi i Don Turbolento urlano cose assai poco divertenti. Non hanno paura di portare in alto i bpm né di rifarsi esplicitamente a Nine Inch Nails e soci. Pronti all’attacco?
Sono in tre e suonano benissimo. Da qualche settimana è uscito il loro secondo disco, Minimal Boom, che conferma le impressioni ottime date dall’album di esordio. E, dopo una manciata di mesi, sono tornati a trovarci a Maps per regalarci un fantastico mini live. Sono i Very Short Shorts, pianoforte, violino o viola e batteria (con batterista sostituto per l’occasione) che creano delle bordate strumentali efficaci e intense.
Con la band, tra un pezzo e l’altro della session, abbiamo fatto un bel po’ di chiacchiere, spaziando dai prossimi impegni del trio fino al cosa vuol dire mantenersi facendo musica. Ma abbiamo anche avuto modo di capire come un brano, quel “Namibia” che all’epoca della loro prima session a Maps era un inedito, sia finito (con un altro tempo e un altro titolo) nel nuovo disco. Buon ascolto!
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