3 CD, 2 DVD, 1 LP, 1 libro cartonato e tutto il ben di dio che ci può stare dentro. Prezzo battuto sul sito ufficiale: 170 pagnotte. Volendo citare Eric Stoltz in Pulp Fiction, con gli AC/DC vale la regola che quando te li spari sai dove sono finiti quei soldi in più: rarità, outtakes, inediti dal vivo e tutto quanto fa così spettacoloso lo spettacolo messo in piedi da Angus Young e compagni.
L’immagine qui sotto è la foto del cofanetto come vi verrà recapitato.
L’immagine qui sotto è dedicata a chiunque si senta particolarmente in vena di criticare i gruppi dall’impianto stabile, monotono, immutevole, stantio e poco sorprendente.
L’immagine qui sotto è dedicata a chi ama la musica pop che osa, stupisce, cambia forma, gioca con se stessa e scompare all’interno di un flusso comunicativo sfaccettato ed imprendibile.
Un post con troppe sigle nel titolo, direte voi. Be’, partiamo da quella che forse non conoscete: United We Stand è un progetto che comprende un libro, un sito e della musica. Tutto ruota intorno ad un golpe che potrebbe colpire il nostro Paese nel 2013, dopo l’elezione della prima donna premier della storia italiana. Una struttura simile a Gladio si impadronisce del potere e fa precipitare tutti in un incubo.
Da quest’idea, Simone Sarasso ha creato un mondo, multimediale, che comprende un graphic novel edito da Marsilio, dei diari audio di una “resistente”, altre immagini e musica “free”, nel senso di liberamente scaricabile. E ai disegni ci ha pensato Daniele Rudoni, col quale abbiamo chiacchierato. E RCDC, cioè Città del Capo – Radio metropolitana? Eh, gli autori ci hanno onorato facendo della nostra e vostra emittente una delle (poche) voci di opposizione al regime. Grazie!
Gli Zen Circus non si fermano mai: dopo il disco con Brian Ritchie eccoli pronti in pista con Andate Tutti Affanculo, album cantato interamente nella nostra lingua.
Finito il tour di Villa Inferno, i ragazzi c’hanno messo una decina di giorni per voltare pagina e portare in giro per lo stivale le nuove canzoni. Ci hanno raccontato il perché di questo album, la scelta della lingua e la voglia di raccontare un paese di “merda”.
Ma soprattutto hanno suonato ed è uscita la vera anima di questa band, il sudore con cui fanno i dischi. Dovevano fare tre pezzi, ne sono usciti fuori due e mezzo, con una We Just Wanna Live troncata a metà a causa di una corda rotta e trasformata in un brevissimo canto da chiesa! Ascoltate il “siparietto”…
Prima o poi li avremo nei nostri studi per un vero e proprio live, ma per ora ci dobbiamo accontentare di sentire i Buzz Aldrin al telefono. I ragazzi in pochi mesi sono arrivati sulla bocca di tutti grazie al loro live incendiario e un pugno di ottime canzoni.
E a voi toccherà tirar fuori il vecchio mangianastri per sentire i pezzati! Infatti la piccola ma già autorevole Secret Furry Hole ha da poco pubblicato su cassetta il debutto degli astronauti. Oltre ai brani che già avevamo sentito c’è una bellissima cover dei Silver Apples.
E’ stato Giallo, bassista e voce dei Buzz, a spiegarci i motivi di questa strana scelta oltre a darci qualche anticipazione sul futuro del gruppo. Chi vivrà vedrà!
Sono stati tra i protagonisti del party di Halloween del Bronson di Ravenna, e abbiamo ascoltato parecchio il loro disco Summer of Hate: sono i Crocodiles, duo statunitense, che abbiamo intercettato in una rumorosissima telefonata, mentre si spostavano in furgone da un posto all’altro tra le date della tranche italiana del loro tour.
Con Charles abbiamo parlato dell’ultimo disco (scaricatevi la title track qua sotto!), di cosa vuol dire essere una band di due persone e di cosa si aspettano dalle varie date e dai vari pubblici di fronte ai quali si esibiscono.
Barbie sta per compiere 50 anni e va a festeggiarli a Shanghai.
Il primo flagship store dell’intramontabile bambola ha aperto i battenti in Huai Hai Lu, una delle principali vie dello shopping.
Da un progetto Mattel, Ogilvy & Mather e Slade Architecture NYC, la Barbie DreamHouse è diventata realtà. I cinque piani di pareti morbide e sinuose dedicati a Barbie is hero si sviluppano attorno ad una scala elicoidale per l’esposizione degli ultimi modelli, come un caleidoscopio di bambole in scatole trasparenti. Un intero piano è riservato alle bambole per tutte le novità, i pezzi da collezione, gli abiti da sposa Vera Wang e l’angolo Design Center per creazioni personalizzate. Per le ragazze invece Everything girl ha pensato a tutto: abiti, gioielli, acconciature, trucco e infiniti gadgets marcati con la B rosa e il profilo ponytail; e poi il muro delle caramelle, i set per foto e video, la Barbie® SPA ed il Barbie® Café.
Devo avvisarvi, cari ascoltatori di Maps, che la rubrichina Gods Of Mainstream non è sempre così leggera e frivola come potrebbe sembrare. Questa settimana infatti con Francesco abbiamo omaggiato e parlato del Re Del Pop, l’indimenticato Michael Jackson, tra l’altro idolo d’infanzia della sottoscritta e autore di centomila, ma cosa dico…millemila singoli che sono andati sparati dritti al numero uno di tutte le classifiche mondiali.
Mi sembrava doveroso celebrare questo cantante dalla vita privata a volte controversa, che ha saputo comunque regalarci qualcosa di grande. E poi del resto, se c’è un God of Mainstream, quello è indubbiamente Michael!
Anche in occasione dell’uscita del film-documentario This Is It lo abbiamo ricordato, con ironia e con la consapevolezza che anche dopo la sua morte, resterà sempre e comunque il Re. La canzone che ho scelto è Beat It, e dato che il video di Beat It lo conoscete tutti, godetevi il tributo danzereccio (proprio su questo pezzo) che la città di Stoccolma ha realizzato per Jacko.
P.S – Mi rendo conto che questo post è terribilmente parziale e intriso d’amore, perdonatemi!
Era dalla prima puntata della prima stagione che aspettavamo questo momento, e finalmente l’occasione è arrivata: i Maps a Maps!
Abbiamo chiamato James Chapman, l’uomo dietro al progetto Maps, mentre era in studio con i musicisti per le prove dell’imminente tour britannico. Divertito dall’omonimia, dalla sala prove sperduta in Scozia, James ha chiacchierato con noi del suo rapporto con il pubblico europeo e statunitense, del nuovo disco Turning the Mind, uscito da poco, e dell’importanza di fare conoscere le canzoni prima di portarle in giro per i palchi di tutto il mondo.
Buon ascolto, in attesa che la quadratura del cerchio si compia, quando avremo Maps nello studio di… Maps.
Si intitola XXX – Il dizionario del sesso insolito, ed è uscito da poco per Castelvecchi editore. Autore del libro è Ayzad, uno dei più importanti master BDSM europei, nonché divulgatore e giornalista, con una predilezione particolare per i temi che riguardano la sessualità.
Sapete cos’è il cupping? Avete idea che esiste la coulrofilia? E che dire del gendoloma? Tutto questo e molto di più potrete trovarlo in un librone cartonato nero con scritte rosse… E da noi a Maps, Ayzad ha fatto altri gustosi esempi.
La scorsa settimana, a proposito del nuovo lavoro di Grant Hart, si è tirata in ballo la parola garage. Una parola, o per meglio dire un (sotto) genere, su cui ritorniamo ora più che volentieri per occuparci brevemente di una oscura – ma venerata dagli appassionati – formazione statunitense degli anni ’60, i Balloon Farm.
Nati sul finire degli anni ’60 nel New Jersey dalle ceneri degli Adam (formazione con all’attivo un solo singolo, favolosamente intitolato Eve), i Balloon Farm esordiscono sul finire del 1967 con il 45 giri A Question Of Temperature, su etichetta Laurie. Un brano che, per molti versi, rappresenta la quintessenza del garage sound: ritmiche sostenute, chitarre sature di fuzz, colate di organo Hammond e un cantato vagamente minaccioso. Abbastanza per farne un successo, o quanto meno per farlo entrare nella Top 40 statunitense. Peccato però che il singolo seguente, contenente la più raffinata Hurry Up Sundown, si sia rivelato un flop, portando di fatto la band allo scioglimento. Sarebbero ritornati brevemente in pista i Balloon Farm, pubblicando un singolo con l’infelice ragione sociale di Huck Finn, per poi separarsi definitivamente e sparire. Tutti tranne uno, il cantante e chitarrista Mike Appel, che qualche anno più tardi sarebbe diventato il manager di una giovane speranza del rock a stelle e strisce: costui.
Col passare del tempo, però, il nome dei Balloon Farm non è mai stato dimenticato, e a partire dagli anni ’80 è divenuto oggetto di culto, grazie principalmente a A Question Of Temperature, inclusa in numerose compilation e ripresa da molti artisti o gruppi, anche non di ambito strettamente garage, come dimostra questa cover realizzata nel 1982 dai Lords OF The New Church.
E comunque, ascoltata oggi, Hurry Up Sundown non era poi così male…(En passant: Kaleidoscope ricomincia martedì alle 23.30, sempre sulle frequenze di Città del Capo – Radio Metropolitana; e nella prima puntata si parlerà anche dei Balloon Farm).
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