Che band peculiare, i Pinback! In giro da una dozzina d’anni, hanno fatto almeno tre ottimi dischi, tra il 2001 e il 2007, e il silenzio dall’ultimo Autumn of the Seraphs è stato rotto solamente di recente, grazie alla pubblicazione di un singolo nell’aprile scorso, in occasione del Record Store Day.
Come ben saprete i Pinback sono venuti per la prima volta a suonare in Italia nei giorni scorsi e noi abbiamo avuto al telefono metà della band, Rob Crow, qualche ora prima del live al Locomotiv Club. Ovviamente, oltre alle domande di rito sulla prima-volta-nel-nostro-Paese, gli abbiamo chiesto cosa è accaduto tra il 2007 e oggi, a parte l’impegno nei vari progetti collaterali dei due musicisti. Come potrete sentire dall’intervista, il punto è che i Pinback vogliono fare le cose per benino, ponendo attenzione su ogni suono e ogni più piccolo particolare del nuovo disco, che comunque è previsto per i prossimi mesi. I risultati non mancano, come potete sentire da una delle tracce uscite in aprile, che vi doniamo qua.
Una manciata di giorni fa, tra un concerto a Torino e uno a Firenze, si è fermato per una session nei nostri studi Ed Laurie. Il londinese sta per uscire con il nuovo disco Cathedral all’inizio del 2012 e ci ha regalato due anteprime dell’album. Insieme a lui Andrea Polato e Marco Stagni alle percussioni e al basso, che lavorano da molto con Ed e compaiono anche su disco.
In una puntata dominata da un tema che aveva a che fare con visioni e fantasmi, la band ha detto la sua su spettri e altre cose spaventose, e ci ha condotto nella concezione del nuovo disco, nato sotto molte coincidenze e con l’idea di epifania come uno dei tratti portanti delle canzoni che lo compongono. Eccone qua due, più una che risale a qualche anno fa, suonate in versione inedita nei nostri studi.
Più di due anni fa vi parlavamo della nuova band nata dai Prozac+: ai primi del mese è uscito il nuovo disco dei Sick Tamburo, che segue il debutto omonimo. Il disco, pubblicato da La Tempesta, si intitola A.I.U.T.O., ed è tutto sommato in continuità con il lavoro precedente.
Eppure alcune cose sono cambiate, a partire dalla presenza “in voce” di GianMaria, metà della band insieme a Elisabetta, che per questo album non ha in carico tutte le parti vocali. Per saperne di più, ascoltate l’intervista che abbiamo realizzato al musicista pordenonese e il primo singolo tratto dal nuovo album!
Valerio Millefoglie suona da sempre, ma è solo da poco che è uscito il suo primo disco, I miei migliori amici immaginari: un viaggio nelle fantasie “di simulazione” che hanno costituito la base dei pomeriggi solitari in cui Valerio, come noi, giocava immaginando che la sua cameretta fosse popolata da amici (o nemici) inventati da lui, ognuno con la sua voce, le sue caratteristiche fisiche e psicologiche.
Aiutato da due vecchie conoscenze di Maps, Massimo Martellotta e Tommaso Colliva, Millefoglie ha costruito un disco molto divertente e curatissimo per quanto riguarda l’artwork: il libretto, colorato e raffinato, raffigura infatti per ogni pagina un amico immaginario a cui Valerio dedica una canzone. Quella che ha scelto per Maps parla del suo personaggio preferito. Ascoltatela, ma prima sentite l’intervista: siamo certi che vi riconoscerete nelle parole del musicista.
Conosciuto come membro del Teatro degli Orrori e dei Super Elastic Bubble Plastic, Gionata Mirai ha debuttato come solista questo mese con Allusioni, un disco coraggioso. Cinque brani legati tra loro, mezz’ora di musica strumentale per chitarra acustica a dodici corde.
E proprio con questo strumento, qualche giorno fa, Gionata è venuto in radio, per regalarci una session emozionante. Ha suonato per noi tre brani del disco, chiacchierando con noi di quali suggestioni si possono trovare nei brani e come questi siano legati (drammaticamente) alla contemporaneità, sebbene i suoni che potrete ascoltare sembrino avere tutt’altri riferimenti. Prendetevi due volte una mezz’oretta, sia per ascoltare intervista e live, sia da dedicare al disco. Vi assicuriamo che ne vale la pena.
Quando uscì Cor Cordium, ultima fatica degli oVo, Bruno Dorella al telefono ci raccontò i retroscena (anche piuttosto bizzarri e spassosi) del disco. Da allora sono passati sei mesi e l’infaticabile e inquietante duo ne ha fatte di date. La scorsa settimana abbiamo intervistato nuovamente Bruno a proposito di una data particolare, quella che si è tenuta venerdì scorso a Ferrara.
Come ben sapete, venerdì scorso era l’11.11.11, una data che ha scatenato supposizioni mistiche, ha fatto tirare fuori dai cassetti bignami della Cabala e ha fatto fare altre bizzarre pensate: abbiamo cercato di fare sbottonare Bruno per raccontarci cos’avessero escogitato per il live di quella sera, ottenendo solo dei vaghi indizi, come potete ascoltare dall’intervista. Voi ci siete stati?
Non è la prima volta che vi parliamo dei Virginiana Miller: è un bel periodo per la band livornese, che continua a godere del meritato successo dell’ultimo album Il primo lunedì del mondo, portandolo in giro anche in versione più acustica, come hanno fatto all’Arterìa di Bologna la scorsa settimana, nell’ambito di Salotto Muzika.
Avremmo tanto voluto avere la band nei nostri studi per un minilive, ma il tempo è tiranno e spesso le cose non collimano: siamo comunque riusciti ad avere ancora una volta Simone Lenzi con noi al telefono, e l’abbiamo introdotto con “La carezza del Papa”, una traccia dell’ultimo album del gruppo (che vi regaliamo), il cui video vede proprio Simone in panni… ecclesiastici. No, così capite il delirio iniziale dell’intervista, che invece, per altri toni, si è mostrata circospetta, lanciando solo enigmatici indizi in risposta alle nostre domande…
Martedì, qualche ora prima di suonare dal vivo allo Spazio Elastico, sono venuti a trovarci Gary Olson e Mark Monnone: il primo al centro dei Ladybug Transistor, il secondo bassista degli ormai sciolti Lucksmiths, ma attivo anche come solista e insieme al sodale Olson. In un pomeriggio dominato da fulminei collegamenti con il Parlamento, nel giorno dei “308 voti” i nostri hanno sudato insieme a noi, ma alla fine siamo riusciti a farli suonare, e con enorme piacere.
I due sono meravigliosi, anche come persone: si rimpallano le battute, vanno davvero d’amore e d’accordo; questa amicizia, che dura ormai da undici anni, è anche fondata sulla comune concezione “sociale” della musica. Se ascoltate l’intervista capirete, ma per riassumere i due hanno sempre condiviso esperienze collettive, musicalmente parlando, di grande cooperazione: lo spirito su cui si sono fondati tutti i progetti musicali a cui hanno preso parte, da soli o insieme. Per voi due brani in acustico, tra cui una canzone che troverà spazio nel prossimo disco firmato Monnone Alone, oltre che alla chiacchiere che abbiamo fatto con loro negli studi della radio.
Chi è Ernest Cline, vi chiederete? Ernest Cline è l’autore di un bel romanzo, Player One, uscito da poco per ISBN Edizioni. Siamo in un futuro tra una quarantina di anni: tutto ciò che ora va male, andrà peggio. L’umanità è sostanzialmente povera, subisce una crisi energetica che dura ormai da tempo e gli abitanti del pianeta non se la vedono quindi molto bene. Chi può, quasi tutti, passa buona parte della vita connesso a OASIS, una realtà virtuale totalmente immersiva, che è di fatto un altro mondo. Quando il fondatore di OASIS muore, lancia una sfida: in una delle migliaia e migliaia di pianeti che compongono l’universo che ha creato, Halliday ha nascosto degli indizi di una caccia al tesoro dal premio incredibile: chi vincerà sarà il padrone di OASIS (nonché della cospicua fortuna del suo fondatore). Wade, il protagonista del libro, insieme a una manciata di altri giocatori, dovrà affrontare una serie di quiz e sfide del tutto improntate sulla cultura pop (e nerd) degli anni ’80.
Nel giorno della presentazione bolognese al Modo Infoshop abbiamo avuto al telefono proprio Ernest Cline, che ha chiacchierato con noi del suo romanzo, ma anche della sua carriera di sceneggiatore e di partecipante ai poetry slam. Che cosa sono, vi chiederete? Be’, ve lo spiega Cline: buon ascolto!
Mettete insieme Napoli più musica: un’accoppiata storica che però vi porterà fuori strada, nel caso voleste usare queste direttive per cogliere gli Atari. Qui non siamo dalle parti del neomelodico, né delle posse: attivi da diversi anni, con un album uscito da poco (Can Eating Hot Stars Make Me Sick?), il duo partenopeo, soprattutto nelle prove recenti, si riallaccia alla musica elettronica di band come Air, e non è un caso che sia spesso stato accomunato al duo francese.
Noi, in attesa della loro data all’Arteria il 18 novembre, abbiamo sentito metà degli Atari al telefono: qui trovate l’intervista fatta a Riccardo, nel tentativo di inserirlo in un discorso che stavamo facendo in onda sulle misure astronomiche, ispirati dal nostro disco della settimana. Comunque, Riccardo ci ha raccontato (tra le altre cose) cosa vuol dire buttare via un disco. Eh già, perché tra l’esordio e l’album del quale vi regaliamo la prima traccia, gli Atari hanno avuto modo di confezionare un album e di decidere di non farlo uscire, per questioni che è lo stesso Riccardo a raccontarci. Questo è coraggio, ragazzi (e integrità artistica!). Buon ascolto.
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